DAL DESERTO UNA STORIA MERAVIGLIOSA
08/08/2011
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08/08/2011
Lui è disegnatore, lei sceneggiatrice. Condividono la passione per Disney, tante storie realizzate insieme, l’amore per i viaggi. Ma anche la vita matrimoniale, una casetta nuova e una splendida bimba, Viola. Ospiti nel nostro blog oggi sono Stefano Turconi e Teresa Radice, che ci raccontano retroscena e curiosità di “Topolino e il grande mare di sabbia”, un’avventura poetica e affascinante che trovate in Topolino 2907, in edicola dal 10 agosto.
Come è nata l’idea di questa storia?
Teresa: Prendendo spunto da un viaggio, come facciamo spesso! La volta precedente era toccato a Londra darci spunti (per “Macchia Nera e la vacanza a scacchi”), stavolta... Algeria e deserto del Sahara! Ci siamo stati per il Capodanno 2005-2006, un viaggio stupendo tra i tuareg. E come sempre quando partiamo, io avevo il mio diario per scrivere emozioni e appunti, e Stefano la sua moleskine per disegnare. Riprendendo il nostro carnet a due voci tempo fa ci siamo detti: “Certo che Pippo sarebbe proprio un perfetto tuareg...”
Davvero?
Teresa: Sì, sia caratterialmente che fisicamente può interpretare benissimo uno di loro. Sono affascinanti, misteriosi, alti, sempre coperti e con un turbante che non levano mai, hanno un portamento fiero. Insomma, siamo partiti dal voler vestire Pippo da tuareg! Be’, credo che si capiscano facilmente un paio di cose: siamo innamorati di Pippo e appassionati del mondo arabo!
Il viaggio di Minni, Topolino e Pippo quindi è stato molto simile al vostro?
Stefano: Sì, a Tamanrasset abbiamo trovato una guida locale tuareg, con cui parlavamo in francese e... che abbiamo tampinato costantemente per giorni con domande di ogni tipo, su usanze, luoghi, curiosità, lingua, animali, clima, tradizioni, stroria... tutto!
La storia è anche piena di citazioni, vero?

Teresa: Assolutamente sì. Soprattutto Pippo pronuncia molte frasi sibilline, qualcuna occidentale (“Chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come” è di Nietzche) ma per la maggior parte di tradizione araba. E molte le abbiamo sentite dal misteriosissimo cuoco che ci accompagnava, una specie di sciamano che non parlava mai... tranne quando se ne usciva lapidario con qualcosa di incomprensibile, che aveva tanto l’aria di una profezia! La più bella citazione secondo noi è sul senso del viaggio: “E’ soltanto percorrendo i cieli che la mezzaluna diventa piena”, del mistico Ibn Kalakiss, vissuto nel 13mo secolo. L’abbiamo persino dipinta nel nostro bagno nuovo, così come l’ha calligrafata l’iracheno Hassan Massoudy (Stefano è appassionato pure di calligrafia araba).
E i predoni? Li avete incontrati davvero?

Stefano: Quelli per (s)fortuna no... anche se abbiamo spesso visto segni del loro passaggio, come i fori dei proiettili sul le vecchie taniche di metallo che nel deserto segnano le piste. Però abbiamo saputo tante cose di loro. Avete presente quando Pippo parla del rigido codice di comportamento dei predoni e Gambadilegno dice “Razzia sì, furto no”? I tuareg rispettano regole molto ferree anche in situazioni del genere: non rubano mai cose abbandonate nel deserto, perché potrebbero essere di qualcuno. Però fanno razzie. A noi può sembrare un controsenso, invece nella loro cultura non lo è.
Vi siete documentati tantissimo prima, durante e dopo il viaggio!
Stefano: Sì, sia per nostra cultura che per scrivere la storia. Io sono un fanatico della documentazione, tutto deve essere il più realistico possibile. Sono studiatissimi gli abiti d’epoca, gli animali, i luoghi, perfino le selle dei dromedari (con quella specie di tridente che hanno sopra) e il ciondolo che porta Pippo al collo, un piccolo astuccio di cuoio che i tuareg usano come portaoggetti.
Teresa: Nella storia è tutto verissimo... non ci siamo inventati praticamente nulla! Anche il rito del te’ alla maniera dei tuareg (tavola 11), che lo gustano per tre volte e ogni volta è meno intenso perché simboleggia la vita, l’amore e il vento...
Insomma, è stato un viaggio indimenticabile!
Teresa: Il deserto è un po’ come il mal d’Africa, ti lascia qualcosa dentro che non puoi più cancellare. E’ un viaggio da fare almeno una volta nella vita. Difficile, neh... 11 giorni solo con l’acqua necessaria per bere e lavarsi i denti (ma solo alla sera)!
Ne avete di cose da raccontare!
Teresa: Eh eh, se volete seguirci, potete curiosare nel nostro blog “La casa senza nord”... cioè, era il blog di Stefano ma da quando abbiamo messo su casa insieme abbiamo condiviso anche quello!
Per guardare il blog cliccate qui sotto! E poi aspetttiamo i vostri commenti sulla storia e sui suoi due autori!
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